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(D0017)L'acqua più dolce del mondo - Jamil Ahmad (2012)(01/3)

  • Immagine del redattore: challagi
    challagi
  • 26 apr 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 19 mag 2022



L'acqua più dolce del mondo - Jamil Ahmad


Italiano | 2012 | 164 pagine (ISBN13: 9788833923406)

Titolo originale: The Wandering Falcon

Traduzione: Aurelia Martelli


Era il 1893, quando Sir Henry Mortimer Durand tracciò con un bastone una riga sulla sabbia del deserto per segnare il confine tra l'Afghanistan e l'allora India nordoccidentale, ora diventata Pakistan: uno dei tanti lungimiranti interventi britannici forieri di ogni genere di disastro. E disastri verranno in quel territorio. Oltre a quelli noti, come l'invasione sovietica e l'attacco americano, ci sono quelli che Ahmad racconta qui, in forma di romanzo. La narrazione comincia negli anni Cinquanta, e finisce una ventina d'anni dopo. A condurre il lettore attraverso le incredibili vicissitudini delle tribù locali, per lo più nomadi, costrette dalle guerre e dall'avanzare della modernità a perire per mancanza di cibo e acqua, a raccontarci le loro storie, le loro affascinanti leggende e l'imperscrutabile saggezza di cui sono portatrici, è un bambino, Tor Baz, «il falco nero». Tor Baz nasce sotto il più infausto degli auspici: figlio di una donna colpevole di adulterio, viene alla luce in un avamposto militare nel deserto dove la madre ha trovato rifugio insieme al padre. Quando il piccolo ha sei anni, arriva un drappello di guerrieri guidato dal nonno materno, deciso a vendicare l'onore offeso uccidendo la figlia e il suo amante. Non ha però il coraggio di uccidere anche il piccolo, che vagherà fino all'età adulta da una tribù all'altra, da una figura paterna all'altra, conducendo anche il lettore nei recessi più oscuri del territorio e in quelli più misteriosi delle anime che lo popolano. Le avventure del piccolo sono raccontate in una prosa attenta al particolare e insieme essenziale, priva di ornamenti e parca di metafore, dura e realistica nei momenti di pathos, leggera e quasi fantastica nell'esporre leggende, filosofie e saggezze che si possono definire orientali in assenza di una parola più precisa: perché non hanno niente a che vedere con quelle già note dell'Oriente mitico e romanzesco, e sono invece dolci come l'acqua del titolo o amare come le cronache di guerra o di soprusi sulle donne e i deboli che leggiamo tutti i giorni.

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